“La risposta delle scuole è stata ottima, le percentuali di partecipazione alle prove sono state altissime, sempre oltre il 90% (…)”,così ha affermato nel corso di un’intervista autoprodotta dall’ente Invalsi attraverso la piattaforma Invalsiopen (quindi con risorse pubbliche) il docente universitario di statistica Roberto Ricci, presidente del medesimo ente per meritoria nomina discrezionalmente decisa dalla politica.
L’esponente dell’ente Invalsi, cantandosela e suonandosela da solo, ha forse dimenticato che il Decreto Legislativo 62/2017 statuisce che le prove a crocette elaborate dalla sua struttura “costituiscono per le Istituzioni scolastiche attività ordinaria d’istituto”, in pratica in nessuna scuola il corpo docente ha facoltà di non partecipare, al massimo possono assentarsi gli alunni, quasi sicuramente è quest’ultimo a giustificare il mancato raggiungimento del 100% della tanto sbandierata “partecipazione”, un obiettivo che i gestori dell’Invalsi non riescono a raggiungere nemmeno con la forza coattiva della legge, il che è tutto dire…
L’elemento grave è che il leader di questo ente, gestito da soggetti che non svolgono la professione di docente di scuola Statale, gongola di un risultato che è anche frutto, nella scuola primaria, dello sfruttamento lavorativo di migliaia di persone le quali sono indotte, se non costrette, con metodi da vero e proprio caporalato a lavorare gratis in snervanti operazioni di data entry per un ente, l’invalsi, di cui non sono dipendenti.
Spesso si riesce a mediare sottraendo in modo forzato le ore a qualche attività didattica oppure sottraendo, altrettanto forzatamente, fondi alla contrattazione d’Istituto che servirebbe per il miglioramento dell’offerta formativa e non per il data entry abusivo.
Ricci non farebbe meglio a tacere e godersi la prebenda presidenziale?
Salvatore Pizzo
