Ancora una volta assistiamo al tentativo di qualche parlamentare di maggioranza — in questo caso di Fratelli d’Italia — di conquistare un po’ di notorietà locale nel territorio di Parma e provincia, limitandosi a sbandierare dati già noti di provvedimenti governativi. Tutto questo senza riferire all’elettorato quale sia la propria concreta attività per migliorare la situazione nei collegi di appartenenza.
La bozza della legge di bilancio in circolazione annuncia infatti un taglio di 6.974 posti di personale scolastico a livello nazionale, di cui 4.925 docenti e 2.049 ATA. Questo si tradurrà, già dal prossimo anno scolastico, in una perdita media stimata di circa 45 docenti e 18 operatori ATA per la sola provincia di Parma. Ridurre il personale incide direttamente sulla qualità dell’insegnamento e penalizza l’attenzione che è possibile dedicare ai singoli alunni. Giustificare il taglio degli organici con il calo demografico non mostra alcuna discontinuità con il passato: questa sarebbe stata invece l’occasione ideale per ridurre il numero di alunni per classe, migliorando l’ambiente di apprendimento e la sicurezza nelle nostre scuole.
Salvatore Pizzo, coordinatore della Gilda degli Insegnanti di Parma e Piacenza, replica così a chi da Fratelli d’Italia difende tali scelte:
“Gli esponenti parlamentari eletti in questo territorio nella maggioranza di governo parlano di massimi sistemi, ma a livello locale la politica scolastica segue lo stesso andazzo della passata legislatura, se non peggio. Anzi, mentre sulle grandi questioni nazionali sembra esserci una netta contrapposizione tra maggioranza e opposizione, sulle vicende di casa nostra — come la gestione e il controllo dei dirigenti scolastici e il dimensionamento scolastico — si nota una sostanziale convergenza tra finti opposti. Manca del tutto la concertazione tra le rappresentanze politiche e le organizzazioni di categoria, che pure danno voce a migliaia di elettori. Il rischio concreto è che, non offrendo alternative valide, si spinga l’intero corpo scolastico verso l’astensionismo o la scheda nulla”.
