
In una lettera pubblicata il 10 settembre da Libertà si esprimevano vari interrogativi, relativi alle posizioni della Gilda degli Insegnanti, in merito ad alcune vicende di politica scolastica che riguardano l’Istituto Comprensivo di Castelsangiovanni e Sarmato, a tal proposito vorremmo dire che ci “permettiamo” di derubricare la questione relativa ai contestati orari della scuola a “stucchevoli lotte tra genitori” semplicemente sulla base del fatto che i consiglieri che rappresentano i genitori nel Consiglio d’Istituto, componente che per legge esprime anche il Presidente del consesso, per ben due volte in pochi mesi hanno votato all’unanimità le decisioni prese, ciò insieme ai rappresentanti delle altre componenti, un dato che rende chiaro che vi è una divisione profonda o almeno uno scollamento tra eletti ed elettori (i genitori aventi diritto al voto sono centinaia considerando il numero di alunni dell’intera Istituzione).
Ci viene chiesto anche a “che titolo” interveniamo, a tal proposito ricordiamo che le questioni afferenti la Scuola Statale impattano sul personale scolastico e la Gilda Unams è una delle sei organizzazioni (per numero di voti) contitolari della rappresentanza collettiva: un inedito contenzioso giudiziario che riguarda l’organizzazione dell’orario di una scuola è ovvio che sollecita la nostra attenzione, una causa non è certo sintomo di un clima lavorativo sereno.
Quanto al nostro invito rivolto a chi non si sente ben rappresentato a farsi eleggere, non si tratta né di una minaccia, né di una sfida: il Consiglio d’Istituto per numero di elettori, in un comune medio, è secondo solo al consiglio comunale, per tanto il nostro è un invito a una partecipazione più concreta ai processi democratici che in quanto tali sono più politici che giudiziari. Questo vale anche per le altre componenti.
Ove delle regole non fossero state rispettate l’Ufficio scolastico dell’Emilia Romagna (il cui vertice è di nomina politica), insieme alla sua articolazione periferica di Parma e Piacenza, sono tenuti a compiere verifiche e ove ricorressero i presupposti anche a commissariare l’organismo, in caso di inerzia nelle verifiche il problema diventerebbe non solo politico ma anche meritevole di intervento diretto dell’Autorità giudiziaria.
A proposito di tutto questo ci chiediamo: il Presidente del Consiglio d’Istituto cosa ha da dire?
