L’impegno dei docenti

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Le centinaia di docenti della Scuola Statale “non di ruolo” che lavorano nella nostra provincia nonostante i pesanti ritardi, anche di mesi, nella corresponsione degli stipendi da parte del Ministero dell’Economia con spirito di abnegazione garantiscono lo stesso ai loro studenti la didattica a distanza senza fermarsi mai.

Non solo non vengono pagati con puntualità, indecenza che si riverbera anche in danno delle loro famiglie, per lavorare da casa usano utenze gentilmente “offerte” dai loro congiunti benefattori anonimi di una gestione scolastica matrigna nei confronti dei propri insegnanti. I docenti precari non hanno a disposizione benefit per l’acquisto degli ausili informatici, per giunta nella quasi totalità dei casi non hanno ricevuto nessun supporto dall’Amministrazione scolastica la quale a loro non ha concesso in comodato d’uso nemmeno un mouse usato. Un plauso anche ai nostri colleghi in quarantena che, se asintomatici, hanno svolto lo stesso la loro attività da casa con tutto il disagio che questo comporta quando durante una lezione nella stessa abitazione sono forzatamente presenti bambini e altri familiari. A tal proposito ricordiamo che la professione docente oltre alle lezioni “frontali” e alle attività funzionali (riunioni di vario tipo imposte dalle norme e tanta inutile burocrazia varia…) verificabili dai registri di classe, si compone di un fondamentale lavoro intellettuale non quantificabile in ore diversamente da come avviene per attività non intellettuali, ovvero la preparazione delle lezioni, le correzioni dei lavori degli alunni (che in epoca di dad è cosa ancora più complicata) e i rapporti con i genitori. La nostra scuola, spesso criticata, in Europa è tra quelle che, almeno in tempi di normalità, eroga il maggior numero di ore di lezione frontali a fronte dei compensi più bassi dell’Ue.