
La situazione in cui sono costretti a stare a scuola gli studenti e gli insegnanti di cinque classi dell’Istituto “Romagnosi Casali” è indegna di un paese civile, riteniamo inaccettabile che nella civilissima Piacenza un centinaio di ragazzi, per un totale di cinque classi, siano costretti a seguire le lezioni in uno scantinato respirando aria malsana e alla luce perenne dei neon, in spazi angusti e umidi, malamente riscaldati, con servizi igienici fatiscenti e con scarse garanzie di sicurezza. Un contesto insalubre che si trasforma in una violenza collettiva perpetrata ad allievi, docenti e personale scolastico tutto.
La Provincia di Piacenza l’ente che ha la responsabilità degli immobili delle scuole superiori ancora una volta sta dimostrando tutti i suoi limiti, quanto accade nella migliore delle ipotesi è frutto di scarsa programmazione e pressapochismo politico, se mancano aule non possono pensare a reperire sistemazioni di fortuna, non è vietato affittare immobili da privati.
La Provincia di Piacenza è forse una delle poche istituzioni pubbliche dell’Europa occidentale a non aver mai avuto relazioni normali con le rappresentanze delle categorie scolastiche, un minimo di confronto preventivo poteva essere utile quantomeno a lenire la situazione, basti pensare che ancora oggi i rappresentanti del comparto istruzione non sono ancora stati informati dell’allocazione delle classi del “Respighi” e del Colombini nei container. Il tutto con la complicità di tutte le parti politiche il “centro sinistra” che la governa e i loro avversari di “centro destra” che, complici, sul punto non hanno mai detto nulla.
La Gilda degli insegnanti, tramite il coordinatore delle province di Parma e Piacenza, Salvatore Pizzo, fa appello “All’Ausl, all’ispettorato del lavoro, ai vigili del fuoco, alla Prefettura, alle Istituzioni tutte”, affinché vengano ispezionati gli scantinati in cui le classi del “Romagnosi- Casali” sono state accampate – e sanzionati i responsabili della grave situazione, precisando che sarebbe ora che chi governa la Provincia iniziasse a valutare l’idea di dimettersi”.
