Recentemente alcune docenti di Scuola Statale sono state condannate dal Tribunale di Piacenza con un esito assai ridotto rispetto alle ipotesi accusatorie inerenti ai presunti comportamenti contra legem che gli venivano contestati, auspichiamo che le insegnanti nei successivi gradi di giudizio possano riuscire a confutare tutte le imputazioni loro ascritte, purtroppo non si tratta dell’unico caso di cui si è occupata la magistratura piacentina in questi anni, altri fatti simili riguardano anche ambiti educativi estranei alla Scuola Statale.
Siamo preoccupati dal fatto che coloro che osservano questo tipo di vicende non sottolineino anche che solo raramente si ha notizia di azioni volte a perseguire la culpa in educando e la culpa in vigilando di genitori e tutori.
Abbiamo l’impressione che si voglia che il corpo docente debba colmare vuoti che afferiscono all’ambito familiare e dei servizi sociali in generale, i docenti devono fare lezione.
Siamo preoccupati dal fatto che, diversamente da tutte le altre professioni, i docenti una volta acquisiti i vari titoli di studio necessari vengano successivamente specializzati e “formati” in ambiti accademici da parte di soggetti del tutto estranei alla Scuola Statale, senza svolgere un praticantato professionale sotto la vigilanza di un “senatore” che quel mestiere (il docente di Scuola Statale e non altro) esercita effettivamente da anni. Gli aspiranti docenti dopo aver conseguito la laurea o il diploma necessario per l’accesso alla professione, sono costretti a “formarsi”, “aggiornarsi”, specializzarsi ed abilitarsi presso accademici che, seppur illustri, nella quasi totalità dei casi sono entrati in una classe o in una sezione dei quattro ordini di Scuola Statale solo quando erano alunni. Un danno alla collettività che mortifica gli insegnanti di lungo corso che tanto potrebbero insegnare ai “praticanti”.
Salvatore Pizzo
Coordinatore Gilda degli Insegnanti di Parma e Piacenza
